Com'é nata l'idea ?

Un Quadernino delle regole di italiano … dov’è la novità? Sicuramente l’intenzione non era quella di aggiungere, ma provare piuttosto a diversificare. Cosa? Il modo stesso di fare grammatica.

Un po’ di storia … Nel 2000 ho avuto modo di lavorare in classe con un bambino molto particolare … con difficoltà altrettanto particolari … era in gamba, intelligente, ma la matita e i quaderni erano i suoi nemici … a voce rispondeva pronto, ma poi consegnava in bianco le verifiche. Perché??!

Ho cominciato ad osservarlo in modo mirato, annotavo volta per volta cosa riuscisse a fare e cosa no, quale metodo funzionasse e quale no … insomma: dovevo capirci qualcosa! Ci stava prendendo in giro? O c’era davvero qualcosa che lo faceva lavorare in modo così discontinuo e “strano”?

Fu poi diagnosticato dislessico. L’inizio di un gran bel viaggio in quei tempi, quando ancora se ne parlava pochissimo… Avevo in classe anche altri alunni con difficoltà di apprendimento varie e quindi la mia più grande esigenza era trovare il modo migliore per mettere tutti, così diversi, in condizioni di apprendere, studiare strategie per renderli anche via via più autonomi dall’adulto e migliorare, di conseguenza, la loro autostima, molto fragile.

Dicevo, e ancora continuo a ripetere ai miei attuali alunni:- Non esiste “non ci riesco” o “non sono capace”, ma “ci provo”, “trovo il modo”!- Ecco: dovevo guidarli a trovare il modo! Ho cominciato allora a creare grandi cartelloni murali con le principali regole ortografiche associate a simpatiche immagini guida. Ma non bastava … perché le regole aumentavano di giorno in giorno, di anno in anno. Allora ho cominciato a creare semplici tabelle di sintesi e ad inserirle in un quadernino ad anelli. Funzionava! “Quel” bambino lo teneva sul banco, andava a controllare … ma doveva ogni volta sfogliare, rileggere i titoli,  perdeva attenzione e tempo prezioso che avrebbe dovuto invece dedicare alla risoluzione del compito. Allora ho aggiunto delle linguette colorate, funzionavano anche quelle! E poi i verbi… e poi le tabelle semplificate per l’analisi grammaticale e procedeva tutto per il meglio! Compiti e verifiche venivano completate, revisionate e consegnate nei tempi! L’efficacia e i conseguenti voti più alti hanno poi contribuito ad aumentare la sua autostima e il sorriso era ormai una costante sul suo volto.

 Le difficoltà erano sparite? NO! Ma si sentiva compreso e, soprattutto, non aveva più sempre qualcuno seduto accanto, quel Quadernino lo rendeva più autonomo!

Poi ho cominciato a notare che spesso i suoi compagni andavano da lui a riguardare qualche regola, perché non la ricordavano … ho quindi deciso di preparare il Quadernino per TUTTI, perché TUTTI potevano trarne beneficio per migliorare. Un successo!

Chi è l'Autrice ?

Visita la pagina della Mestra Milli 

Dare al bambino tutte le regole insieme … Non si rischia di confonderlo?

Non è meglio procedere una regola alla volta, quella che si spiega?

Dipende sempre se si hanno le idee chiare su dove si vuole arrivare e su come procedere. Il fatto di mettere tutte le regole insieme di per sé non è un problema, perchè si impara a selezionare o anche a precorrere i tempi.

I bambini parlano ed usano naturalmente ed inconsapevolmente tutte le “regole” della lingua italiana senza conoscere le definizioni, incasellate dagli adulti. Si tratta quindi semplicemente ogni tanto di far sapere che c’è una definizione specifica – visto che ci è richiesto … – per quel nome, per quel verbo o per quella proposizione, anche se non deve essere questo lo scopo principale della grammatica …

Faccio un esempio: si parlava con i miei alunni, in terza elementare, di un verbo del modo congiuntivo che avevamo trovato in un racconto. Chiaramente non era argomento dell’anno ed avevamo appena cominciato a prendere confidenza con l’indicativo, ma alle loro domande di chiarimento ho risposto che potevamo andare a cercare sul Quadernino questo “modo” così difficile e da “grandi”. Loro felicissimi! Sono andati a caccia e poi abbiamo letto, divertiti, tutta la coniugazione. Di fatto qualcuno poi mi ha detto che gli era capitato di usarlo nel parlare, altri che era “troppo difficile”. Stop. Avevano capito che lo avremmo affrontato meglio in seguito, ma in quel momento ho risposto alle loro curiosità e gettato comunque un seme. Guarda caso alcuni hanno provato ad usare lo stesso verbo al congiuntivo in un testo…

Come può essere usato in classe e per chi ?

Si può evincere da tutto ciò che ho fin qui scritto che non ho ancora fatto specifico riferimento ai bambini dislessici… anche se l’idea è nata proprio per rispondere e trovare una soluzione a difficoltà specifiche.

La scelta vincente è infatti stata proprio quella di utilizzare questo strumento compensativo con TUTTI i bambini, pur sapendo che per quelli più in difficoltà era assolutamente indispensabile, per gli altri solo utile … ma in un’ottica di didattica inclusiva io uso ogni stimolo per far sì che tutti riescano a beneficiarne. Ho più volte sottolineato il lavoro a coppie: è davvero ciò che mi permette di arrivare a tutti, e anche i bambini dislessici o con altre esigenze hanno in questo modo la possibilità di farsi conoscere meglio nelle loro specificità, non per forza esclusivamente negative, e di apprendere più facilmente perché sicuramente tra pari le strategie individuate sono quelle vincenti. L’insegnante assume in questo contesto il ruolo di mediatore pronto a suggerire una strategia, indicare una “scorciatoia”, limitare al massimo il margine di errore, ma lavorando in questo modo TUTTI possono raggiungere piccoli-grandi III 4 risultati. E inoltre chi è più in difficoltà non si sente messo da parte: ognuno – per come meglio può – contribuisce al lavoro, ognuno ha il compito di fare in modo che la coppia funzioni, a prescindere dalle diverse caratteristiche.

Quindi ognuno è responsabile anche dell’altro e guidando i bambini in questo modo sin dalla prima, imparano che è normale essere diversi, e quindi normale anche allenarsi in modo diverso, e naturale aiutare chi è più in difficoltà. Ma visto che lo fanno tutti per tutti, anche i bambini dislessici o con altre problematiche non vivono la scuola come un disagio solo personale. E spesso mi capita che siano proprio i bambini problematici ad offrirsi di leggere o di aiutare altri … questo vorrà dire qualcosa, no?

Che fine ha fatto "Quel" mio primo bambino dislessico ?

“Quel mio primo” caro alunno con diagnosi severa di dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia, da cui ho imparato tanto e che mi ha spinto a migliorarmi e a studiare sempre più, mi ha contattata in occasione della tesina sperimentale preparata per la maturità del Liceo Scientifico da lui frequentato, titolo:  “Dislessia vs Superiori: Così è se vi pare”. Con questionari ad alunni e professori e riflessioni profonde.

Questa la sua dedica, scritta volutamente a mano:

Ha voluto poi continuare gli studi, con tanti sacrifici suoi e della sua famiglia, e dopo tanto tanto impegno si è laureato in Psicologia!

Un grande esempio per me e per tutti gli alunni che ho avuto in seguito.