Com'é nata l'idea ?
Sperimentata l’efficacia di un raccoglitore di regole di italiano da avere sempre a portata di mano, è stato “naturale” creare un Quadernino delle regole anche per la matematica, dato che quel mio alunno aveva una diagnosi anche di discalculia.
Tutto il percorso è stato per alcuni versi più semplice perché avendo capito il senso e l’efficacia del primo strumento, gli stessi bambini lo utilizzavano in modo sempre più autonomo sia in classe e sia a casa.
Anche in questo caso: le difficoltà erano sparite? NO! Ma procedeva con i compagni senza sentirsi a disagio per i suoi problemi di recupero delle formule a memoria, difficoltà che chiaramente era comunque comune ad altri suoi compagni.
Un modo diverso di procedere, certo, ma che gli permetteva di procedere al passo dei compagni.
Chi è l'Autrice ?
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Come può essere usato in classe e per chi ?
Si può evincere da tutto ciò che ho fin qui scritto che anche per questo Quadernino non ho fatto specifico riferimento ai bambini discalculici… anche se l’idea è nata proprio per rispondere e trovare una soluzione a difficoltà specifiche.
La scelta vincente è infatti stata proprio quella di utilizzare questo strumento compensativo con TUTTI i bambini, pur sapendo che per quelli più in difficoltà era assolutamente indispensabile, per gli altri solo utile … ma in un’ottica di didattica inclusiva io uso ogni stimolo per far sì che tutti riescano a beneficiarne. Ho più volte sottolineato il lavoro a coppie: è davvero ciò che mi permette di arrivare a tutti, compresi quindi i bambini che in matematica faticavano di più o che esprimevano altre fragilità: lavorando insieme tutti hanno la possibilità di farsi conoscere meglio nelle loro specificità, non per forza esclusivamente negative, e di apprendere più facilmente perché sicuramente tra pari le strategie individuate sono quelle vincenti. L’insegnante assume in questo contesto il ruolo di mediatore pronto a suggerire una strategia, indicare una “scorciatoia”, limitare al massimo il margine di errore, ma lavorando in questo modo TUTTI possono raggiungere piccoli-grandi 4 risultati. E inoltre chi è più in difficoltà non si sente messo da parte: ognuno – per come meglio può – contribuisce al lavoro, ognuno ha il compito di fare in modo che la coppia funzioni, a prescindere dalle diverse caratteristiche.
Quindi ognuno è responsabile anche dell’altro e guidando i bambini in questo modo sin dalla prima, imparano che è normale essere diversi, e quindi normale anche allenarsi in modo diverso, e naturale aiutare chi è più in difficoltà. Ma visto che lo fanno tutti per tutti, anche i bambini dislessici o con altre problematiche non vivono la scuola come un disagio solo personale. E spesso mi capita che siano proprio i bambini problematici ad offrirsi di leggere o di aiutare altri … questo vorrà dire qualcosa, no?
Che fine ha fatto "Quel" mio primo bambino dislessico ?
Quel mio primo” caro alunno con diagnosi severa di dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia, da cui ho imparato tanto e che mi ha spinto a migliorarmi e a studiare sempre più, mi ha contattata in occasione della tesina sperimentale preparata per la maturità del Liceo Scientifico da lui frequentato, titolo: “Dislessia vs Superiori: Così è se vi pare”. Con questionari ad alunni e professori e riflessioni profonde.
Questa la sua dedica, scritta volutamente a mano:
Ha voluto poi continuare gli studi, con tanti sacrifici suoi e della sua famiglia, e dopo tanto tanto impegno si è laureato in Psicologia!
Un grande esempio per me e per tutti gli alunni che ho avuto in seguito.
